Quante volte hai sentito qualcuno dire: «L’ho letto su internet», come se internet fosse un enorme albo professionale dal quale chiunque possa ottenere una laurea in medicina con tre clic?
E magari quella stessa persona mette in discussione la diagnosi di un medico perché ha visto un video di trenta secondi su TikTok.
Il problema non è informarsi online. Informarsi è utile e importante.
Il problema nasce quando un post, un video o un commento sui social viene trattato come se avesse lo stesso valore di una valutazione medica, di una linea guida o di una fonte scientifica affidabile.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera la disinformazione sanitaria un problema concreto: informazioni false o fuorvianti possono influenzare le decisioni delle persone, favorire comportamenti rischiosi, automedicazione, abbandono delle terapie e diagnosi errate.
Benvenuti, quindi, nell’epoca del Dottor Google.
Solo che il Dottor Google, sorpresa delle sorprese, non esiste.
Il problema (grosso!): tutti si sentono esperti
Lo schema è ormai abbastanza conosciuto.
Una persona legge un articolo, guarda qualche video, trova un influencer che parla con grande sicurezza di una malattia e dopo pochi giorni è convinta di aver scoperto qualcosa che medici, ricercatori e istituzioni non hanno capito.
Il problema è che sicurezza nel parlare e competenza non sono la stessa cosa.
Sui social possiamo trovare medici e professionisti seri, ma anche persone senza una preparazione specifica che parlano di salute come se fossero esperti.
E il numero di follower non è un titolo di studio.
Nemmeno un video girato con un camice bianco.
La WHO sottolinea proprio l’importanza di aiutare gli utenti a riconoscere le fonti sanitarie credibili e a distinguere le informazioni basate sulle evidenze da quelle non affidabili.
5 bufale sulla salute che circolano continuamente online
1. «I farmaci fanno più male che bene»
Questa è una delle affermazioni più pericolose perché parte da una mezza verità.
Sì, i farmaci possono avere effetti indesiderati.
Ma questo non significa che siano inutili o che facciano più male che bene.
Un farmaco viene prescritto considerando la situazione del paziente, i possibili benefici, i rischi, le alternative disponibili e le caratteristiche della persona.
Il problema nasce quando qualcuno legge online l’elenco degli effetti collaterali e decide autonomamente:
«Questo farmaco mi fa male, quindi lo smetto.»
No.
Se hai dubbi su un farmaco, parlane con il medico che lo ha prescritto o con un altro professionista qualificato.
Non sostituire una decisione terapeutica con un video di TikTok.
2. «I rimedi naturali curano tutto»
Qui entriamo in un territorio particolarmente pieno di confusione.
Un prodotto naturale può avere proprietà interessanti.
Ma naturale non significa automaticamente efficace, innocuo o adatto a tutti.
E soprattutto:
un rimedio naturale non diventa automaticamente una cura solo perché qualcuno su internet dice che funziona.
Il problema diventa ancora più serio quando un prodotto viene presentato come alternativa a una terapia dimostrata per una malattia importante.
Se una persona decide di sostituire una terapia prescritta con un prodotto trovato sui social, il rischio non è semplicemente quello di buttare qualche euro.
Può esserci il rischio di ritardare una diagnosi o un trattamento efficace.
La WHO ha evidenziato proprio che la disinformazione sanitaria può favorire l’automedicazione, l’abbandono dei trattamenti e l’utilizzo di terapie non dimostrate.
E attenzione anche alle interazioni.
Se stai assumendo farmaci e vuoi aggiungere integratori, erbe o altri prodotti, chiedi prima a un professionista sanitario.
Perché anche un prodotto naturale può avere effetti indesiderati o interagire con altri trattamenti.
Insomma: puoi pure mettere i piedi nella bacinella con acqua e aceto se ti rilassa.
Ma se qualcuno ti promette che quella bacinella farà sparire una malattia seria, qualche domanda me la farei.
3. «La dieta miracolosa ti fa dimagrire in una settimana»
Ogni tanto ritorna.
La dieta dei sette giorni.
Il digiuno miracoloso.
Il metodo segreto.
Il cibo che «brucia il grasso».
La bevanda che «scioglie la pancia».
E naturalmente qualcuno che garantisce risultati spettacolari.
Il problema è che la salute non funziona con una formula identica per tutti.
Le esigenze nutrizionali dipendono da moltissimi fattori: età, condizioni di salute, attività fisica, alimentazione abituale e obiettivi individuali.
Per questo una dieta trovata casualmente sui social non dovrebbe essere considerata automaticamente adatta a chiunque.
E quando una promessa sembra troppo bella per essere vera…
…indovina?
Probabilmente lo è.
Per problemi di alimentazione, peso o metabolismo è molto più sensato rivolgersi a un professionista qualificato piuttosto che affidarsi al piano alimentare di uno sconosciuto su Instagram.
4. «Il tuo medico ti nasconde la cura»
Questa è una delle mie preferite.
Secondo questa teoria, medici, aziende farmaceutiche, istituzioni e praticamente mezzo mondo sarebbero tutti impegnati in un gigantesco complotto per impedire alla popolazione di conoscere la vera cura.
Peccato che la realtà sia molto più complicata.
Esistono errori medici? Certamente.
Esistono professionisti poco seri?
Purtroppo sì.
Esistono conflitti di interesse?
Anche.
Ma da questo non deriva automaticamente che tutto il sistema sanitario sia parte di un complotto.
La risposta corretta a un dubbio non è credere ciecamente né al medico né al guru di internet.
È informarsi, fare domande, verificare le fonti e, quando necessario, chiedere un secondo parere a un altro professionista qualificato.
Una seconda opinione medica può essere assolutamente ragionevole.
Sostituire il medico con uno sconosciuto che abbiamo incontrato su Facebook, invece, è un’altra storia.
5. «L’ho letto su internet, quindi è vero»
Eccoci arrivati alla frase regina.
«L’ho letto su internet.»
Ok.
Dove?
Chi lo ha scritto?
Quali fonti cita?
Chi è l’autore?
Esiste uno studio scientifico a sostegno?
È una pubblicazione istituzionale?
Oppure è semplicemente un post con una fotografia drammatica, tre punti esclamativi e la frase:
«I MEDICI NON VOGLIONO CHE TU LO SAPPIA!!!»
La WHO consiglia proprio di fermarsi e valutare criticamente le informazioni: chi è l’autore, qual è la fonte, se l’informazione è affidabile e se proviene da fonti ufficiali e basate sulle evidenze.
Come riconoscere la disinformazione sanitaria
Prima di credere o condividere un’informazione sulla salute, prova a farti queste domande.
Chi lo dice?
L’autore è identificabile?
Ha una qualifica verificabile?
Oppure è semplicemente una persona con molti follower?
Da dove arriva l’informazione?
È pubblicata da un’istituzione sanitaria, un’università, una rivista scientifica o un ente riconosciuto?
Oppure arriva da una pagina che vende contemporaneamente il prodotto di cui sta parlando?
Ci sono fonti?
Un’affermazione scientifica dovrebbe poter essere verificata.
Se qualcuno scrive:
«Uno studio dimostra che…»
la domanda successiva dovrebbe essere:
Quale studio?
Ti stanno vendendo qualcosa?
Questo è un campanello d’allarme importante.
Se una persona ti spiega che la medicina tradizionale è inutile e, guarda caso, alla fine del video ti propone il suo integratore da 89 euro…
beh.
Forse un piccolo conflitto di interessi esiste.
Usa parole come «miracoloso» o «segreto»?
Attenzione a espressioni come:
- «cura miracolosa»;
- «rimedio segreto»;
- «quello che i medici non vogliono dirti»;
- «Big Pharma vuole nasconderlo»;
- «guarisci senza farmaci»;
- «funziona nel 100% dei casi».
Non significa che una frase sia automaticamente falsa solo perché contiene una di queste espressioni.
Ma dovrebbe sicuramente farti alzare le antenne.
Informarsi sulla propria salute è giusto
Attenzione: dire tutto questo non significa che internet sia il nemico.
Anzi.
Internet può essere uno strumento straordinario per informarsi.
Puoi cercare informazioni sulla tua diagnosi.
Puoi leggere materiale scientifico.
Puoi preparare domande da fare al medico.
Puoi conoscere meglio una terapia.
Puoi cercare una seconda opinione.
Il problema nasce quando informarsi diventa sostituire il professionista.
C’è una differenza enorme tra:
«Ho letto questa cosa e vorrei chiedere al mio medico cosa ne pensa.»
e:
«Il mio medico dice una cosa, ma TikTok dice il contrario, quindi seguo TikTok.»
La prima è una persona informata.
La seconda è una persona che rischia di prendere decisioni importanti sulla propria salute sulla base di informazioni che potrebbero essere false o incomplete.
E se il medico sbaglia?
Questa è una domanda legittima.
I medici possono sbagliare.
Sono esseri umani.
Per questo, quando una situazione è complessa, quando la diagnosi non convince o quando si deve affrontare una terapia importante, chiedere una seconda opinione può essere perfettamente ragionevole.
Ma la seconda opinione dovrebbe arrivare da un altro professionista qualificato, non dal primo influencer che compare nei risultati di TikTok.
E se trovi informazioni online che sembrano contraddire ciò che ti è stato detto, puoi portarle al medico e discuterne.
È esattamente questo il modo intelligente di utilizzare internet.
Il vero problema non è Google
Il problema, in realtà, non è Google.
Non è TikTok.
Non è Facebook.
Non è nemmeno internet.
Il problema è confondere una fonte con un’autorità.
Un contenuto può avere milioni di visualizzazioni ed essere comunque falso.
Un medico può avere un profilo social con pochi follower ed essere invece una fonte molto più affidabile.
Un articolo può essere scritto benissimo e contenere informazioni sbagliate.
E un post scritto malissimo può, occasionalmente, contenere un’informazione corretta.
Per questo bisogna imparare a verificare, non semplicemente a credere.
La tua salute vale più di un like
La prossima volta che incontri un video che promette una cura miracolosa, che ti invita a interrompere una terapia o che sostiene che «l’industria farmaceutica vuole tenerti malato», fermati un momento.
Chiediti:
Chi lo dice?
Quali prove porta?
Qual è la fonte?
Cosa ci guadagna questa persona?
E soprattutto:
Sto ricevendo un’informazione o mi stanno cercando di convincere a fare qualcosa?
La WHO raccomanda proprio di sviluppare maggiore alfabetizzazione sanitaria e digitale e di privilegiare fonti attendibili quando si cercano informazioni sulla salute.
📚 E se invece vogliamo riderci sopra?
Perché dopo aver parlato seriamente di disinformazione sanitaria, possiamo anche concederci una risata.
Se ti fanno impazzire i tuttologi da social, quelli che hanno una soluzione per qualsiasi problema, una teoria per qualsiasi evento e naturalmente una spiegazione che nessun medico conosce, ho scritto un libro proprio su questo mondo.
Si intitola:
I Premi Nobel di sta Fava
Perché l’Università della Strada ha sfornato troppi geni (e pochi asfaltatori)
È un libro umoristico dedicato ai fenomeni dell’«esperto da social», ai complottismi, ai tuttologi e a quella particolare categoria di persone che, dopo aver visto tre video su Facebook, sono improvvisamente diventate professori emeriti di qualsiasi materia.
Se vuoi farti due risate su questo fenomeno, puoi dare un’occhiata al libro qui:
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A volte, davanti a certe cose, ridere è decisamente meglio che arrabbiarsi.
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Disponibile anche per gli abbonati a Kindle Unlimited.
Disclaimer Medico: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico o del nutrizionista. Per qualsiasi dubbio sulla propria salute, consultare sempre un professionista sanitario qualificato.

